News 3 29 marzo 2007
Un grande obiettivo: la Casa della salute
In sanità esistono molte priorità. Compito di questo
Ministero, insieme alle Regioni, è quello di affrontarle tutte
con cognizione dei mezzi e delle reali possibilità di soluzione.
In sanità non si possono ingannare i cittadini né gli
operatori con facili promesse. Ma, nell’ambito di questo programma
di Governo, che vuole essere una prima agenda delle “cose da fare”
che avrà costanti aggiornamenti e rimodulazioni grazie a quella
politica dell’ascolto già avviata e che sarà una
costante del mio mandato, intendo indicare fin d’ora “un
grande obiettivo” di legislatura: quello di porre in essere l’effettiva
integrazione socio-sanitaria in un quadro di sviluppo delle cure primarie
a livello nazionale. Solo così si potrà infatti realizzare
quella continuità assistenziale, dall’ospedale al proprio
domicilio, che rende effettivo il diritto alla salute del cittadino.
L’integrazione socio-sanitaria richiede un forte sviluppo delle
politiche sociali. Per questo da Ministro della Salute farò la
mia parte per sostenere il Ministro della Solidarietà Sociale
affinché il Fondo Nazionale delle politiche sociali sia dotato
di risorse adeguate e perché siano definiti i Livelli Essenziali
di Assistenza delle prestazioni sociali.
Nello stesso tempo vogliamo costruire presso il Ministero della Salute
un organismo di coordinamento, prevenzione e indirizzo per lo sviluppo
dell’integrazione socio-sanitaria e per la promozione e lo sviluppo
delle cure primarie e intendiamo promuovere il prossimo anno, a Bologna,
la 1^ Conferenza nazionale delle cure primarie.
L’obiettivo è quello di coinvolgere tutti i soggetti della
medicina del territorio, di conoscere, confrontare e valutare le esperienze
che si sono realizzate, i successi ottenuti e le criticità emerse
per definire un progetto di medicina del territorio che possa essere
apprezzato dai cittadini perché reale, vicino ed anche visibile.
Per far questo, bisogna partire dall’esperienza dei distretti.
Conoscere e valorizzare i successi e le eccellenze, ma anche capire
come mai, pur previsto nel decreto legislativo 229/99, il distretto
non è diventato ciò che doveva diventare.
Non è stata, e non è, solo una questione di finanziamento,
ma di connivenze, inerzie, conservatorismi ed arretratezza. A differenza
dell’ospedale dove la storia e la legislazione hanno prodotto
una forte identità strutturale, con propri modelli e rituali
organizzativi anch’essi oggetto di una straordinaria evoluzione,
la sanità territoriale è stata tradizionalmente un aggregato
povero di ambulatori e di servizi senza una propria identità
e senza un proprio radicamento nell’immaginario collettivo. L’altro
aspetto, insieme al distretto, è la presenza ed il ruolo dei
medici di famiglia. Ruolo cruciale per promuovere la continuità
assistenziale e offrire al cittadino un punto di riferimento che lo
guidi nel suo percorso di formazione, cura e riabilitazione. La convenzione
dei medici di famiglia prevede, tra l’altro, lo sviluppo delle
cure primarie attraverso la costituzione di nuovi modelli organizzativi
sul territorio come l’Unità Territoriale di Assistenza
primaria e forma di aggregazione dei medici di famiglia.
Vogliamo realizzare queste esperienze e proporre ai medici di famiglia
un patto di diritti e doveri: diventare il perno del sistema delle cure
primarie in un sistema di governance, un governo clinico del territorio
che costruisca la squadra tra medico di famiglia, medici del distretto,
specialisti ambulatoriali, professioni sanitarie in un lavoro che deve
essere a rete e non più gerarchico e frammentato. L’evoluzione
del distretto, la figura rinnovata del medico di famiglia e di quello
ambulatoriale, il ruolo forte delle professioni sanitarie e sociali
può portare alla definizione di un nuovo progetto di medicina
del territorio attraverso la promozione della Casa della salute.
La Casa della salute potrebbe diventare la struttura polivalente e
funzionale in grado di erogare materialmente l’insieme delle cure
primarie e di garantire la continuità assistenziale con l’ospedale
e le attività di prevenzione. Nella Casa della salute lavorano
insieme il personale del distretto tecnico-amministrativo, infermieristico,
della riabilitazione, dell’intervento sociale, i medici di base
con il loro studio associato, gli specialisti ambulatoriali.
La Casa della salute è un insieme di attività organizzate
in aree specifiche di intervento profondamente integrate fra loro in
cui si realizza la presa in carico del cittadino per tutte le attività
socio-sanitarie che lo riguardano; si persegue la prevenzione primaria,
secondaria e terziaria, l’educazione sanitaria e le corrette pratiche
di autogestione delle malattie croniche; si attiva un’assistenza
domiciliare delle cure a forte integrazione multidisciplinare ed infine
si istituzionalizza la partecipazione dei cittadini che viene garantita
attraverso procedure certe, codificate e periodicamente verificate.
Nella Casa della salute, dunque, devono potere essere effettuati tutti
gli accertamenti diagnostico-strumentali di base 7 giorni su 7 e per
almeno 12 ore al giorno. Nella Casa della salute deve trovare implementazione
la gestione informatizzata di tutti i dati sanitari e devono venire
attivate le procedure di teleconsulto e di telemedicina che consentano
una diagnosi specialistica di 2° livello.
Nella Casa della salute, inoltre, attraverso l’elaborazione da
parte degli operatori che in essa operano, devono trovare implementazione
le linee guide condivise e i percorsi terapeutici ed assistenziali sulle
principali patologie realizzando quella continuità terapeutica
tra la fase acuta e quella della post-acuzie e riabilitazione oggi mancante.
Questa ipotesi di riorganizzazione e crescita del sistema delle cure
primarie la proponiamo al confronto, alla discussione di tutti gli attori
del territorio, dei sindacati, dei cittadini. Non vuole essere un modello
calato dall’alto, ma la proposta di un’idea, di un progetto
utile a rendere concreta la ricerca e la discussione che potrebbe essere
adottata in modo sperimentale in alcune realtà attraverso anche
un sostegno finanziario del Ministero.
Un nuovo sistema di cure primarie può realizzare quella efficace
integrazione, tanto auspicata, con la rete ospedaliera che deve proseguire
la sua innovazione puntando sull’alta specialità e sulla
ricomposizione dei piccoli ospedali in RSA, sedi di day-hospital, day
surgery polispecialistici, centri di cure primarie.
Fonte: Ministero
della Salute - "Un New Deal della Salute - Linee del programma
di Governo per la promozione ed equità della salute dei cittadini
" Audizione del Ministro della Salute Livia Turco alla Commissione
Affari Sociali della Camera dei Deputati (27 giungo 2006)
Medici di base al supermercato: piano
del Governo britannico per un servizio di assistenza sanitaria nei centri
commerciali 24 al giorno, senza interruzioni.
LONDRA – In diversi Paesi europei è ammessa la vendita
dei medicinali nei supermercati, ma se si desidera avere il consulto
del proprio medico di famiglia è quasi sempre necessario recarsi
presso il suo studio. In Gran Bretagna, invece, sarà forse possibile
recarsi proprio in un centro commerciale per farsi visitare.
La scorsa settimana, infatti, il Governo britannico ha annunciato un
progetto che consentirà ad alcune catene di farmacie e supermarket
di ospitare gabinetti medici e di fornire una serie di sevizi di assistenza
previsti dal Servizio Sanitario Nazionale (già si possono fare
per esempio alcuni screening come quello per l'infezione da Chlamidia).
L'iniziativa, nelle intenzioni del Governo, dovrebbe favorire l'accesso
all'assistenza soprattutto nell zone con pochi medici, ma , in realtà,
uno degli aspetti più rivoluzionari dell'iniziativa riguarda
gli orari di apertura degli ambulatori commerciali, pare addirittura
24 ore su 24, sette giorni su sette.
La notizia è stata accolta con molta preoccupazione dai medici
britannici, i quali, in un articolo pubblicato dal British Medical Journal,
esprimono il dubbio che si tratti di una manovra per esercitare una
pressione indiretta su di loro perchè entrino in competizione
e allunghino i loro orari di lavoro. Inoltre i «General Practictioner»
d'oltremanica temono che poco alla volta questo tipo di cambiamenti
possa portare alla privatizzazione della sanità pubblica.
Le società che avranno in gestione l'iniziativa per ora non hanno
espresso l'intenzione di diventare partner o fornitori di servizi per
il Servizio Sanitario Nazionale, ma si occuperanno semplicemente dell'assegnazione
di spazi in affitto a chi offrirà il servizio. Ma i medici inglesi
temono che sia solo un'entrata «di servizio» per futuri,
sgraditi, rivoluzioni della politica sanitaria.
Fonte: Corriere
della Sera 30 marzo 2007
Il piano Turco: assistenza domiciliare
H24 e un coordinatore ogni venti generalisti
Obbligo di assistenza 24 ore su 24 a domicilio e obbligo di aggregazione
dei medici di famiglia nelle Unità di medicina generale (Umg),
strutture organizzative elementari cui sarà d’ora in poi
affidata l’erogazione delle cure primarie. Sono i contenuti rivoluzionari
del documento di Ammodernamento del Ssn elaborato e reso noto dal ministero
della Salute e ora al vaglio delle regioni, che a loro volta lo dovranno
girare ai sindacati medici e alle altre professioni. Oltre che i criteri
per il governo clinico in ospedale e per la sicurezza dei pazienti,
la bozza annunciata dal ministro Livia Turco contiene la rivisitazione
della medicina del territorio e dell’educazione medica continua
(Ecm).
Ufficialmente il documento è riservato ma Corriere Medico può
anticiparne i contenuti.
In particolare, l’articolo 18 (“Unità di assistenza
primaria”) istituisce:
• le Unità di medicina generale (Umg), dove afferiscono
obbligatoriamente tutti i medici di medicina generale, gli specialisti
ambulatoriali, i medici di continuità assistenziale;
• le Unità di pediatria dove confluirebbero pure pediatri
di libera scelta, inclusi quelli privi di incarico, per guarnire il
servizio.
Le Umg – che ricordano da vicino la proposta del sindacato Fimmg
di Rifondazione della medicina generale – si articolano a livello
distrettuale e di àmbito territoriale. I generalisti componenti
(una ventina) dovranno garantire a turno l’apertura degli studi
12 ore al giorno a rotazione. Ma soprattutto dovranno garantire la continuità
assistenziale H24 a domicilio (sabati e domeniche inclusi) sempre a
rotazione. Si suppone in questa fase del dibattito che, a seconda delle
situazioni, anche il medico di assistenza primaria possa essere coinvolto
nei turni di notte. Per le guardie notturne i pediatri di libera scelta
potranno appoggiarsi alle Umg; poiché sono pochi, è previsto
che nei loro studi lavorino anche gli specializzandi al 4° e 5°
anno per fare attività “tutorata”. Gli specialisti
ambulatoriali saranno organizzati in modo da assicurare un’adeguata
prevenzione nella stessa sede delle Umg e concorreranno a erogare le
prestazioni specialistiche richieste dai colleghi generalisti. Per ogni
Umg (e per ogni unità di pediatria) ci sarà un coordinatore
eletto per due anni dai medici componenti e rieleggibile per un altro
biennio, che dovrà organizzare l’intera turnazione mettendo
d’accordo i colleghi, e avrà anche funzione di tutoraggio
del cittadino nei confronti del sistema; inoltre curerà i rapporti
con l’ospedale e con le strutture di diagnosi, cura, riabilitazione.
Il coordinatore – che, data l’ampiezza e la gravosità
dei compiti a lui affidati, presumibilmente lascerà lo studio
con garanzia di riprendersi le sue scelte alla scadenza del mandato
– sarà una nuova figura di dirigente Ssn, espressa dalla
categoria dei medici di famiglia; sarà reperibile nella sede
pubblica durante l’orario di ufficio “ambulatoriale”
dell’Umg. In altre parole, ogni sede di Umg sarà ubicata
nelle Case della salute o in altra sede distrettuale dove si attua l’assistenza
territoriale. Non sarà però obbligatorio per tutti i medici
dell’Umg ruotare nella casa della salute.
Fonte: Corriere Medico